Il documento della Federazione di Ravenna di SINISTRA ITALIANA su: analisi del voto e proposte per il futuro.

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Il documento della Federazione di Ravenna di SINISTRA ITALIANA su: analisi del voto e proposte per il futuro.

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SINISTRA  ITALIANA, analisi del voto e proposte per il futuro.

Il risultato elettorale del 4 marzo è stato inequivocabilmente negativo. Liberi e Uguali entra in Parlamento, ma con una rappresentanza molto indebolita rispetto alle attese.

Il contesto in cui si é svolta la campagna elettorale non era facile, data la spinta eccezionale verso i due poli rappresentati da M5S e Lega, visti come veri interpreti di spinte al cambiamento in parte opposte e in parte convergenti.

È vero d’altra parte che per la sinistra non essere in grado di interpretare il desiderio di svolta del paese è un problema serissimo.

Se infatti sarebbe giustificabile una falsa partenza che coincidesse con una fase di consenso per politiche conservatrici, non lo è in presenza di un rifiuto di massa delle scelte degli ultimi governi, a cui peraltro Sinistra Italiana si è opposta con coerenza costante, ma evidentemente questo non basta a farci percepire come soggetto promotore del cambiamento richiesto, se non siamo in grado di dare senso alle gradi trasformazioni in atto nel campo del lavoro, del welfare, delle protezioni sociali, ecc..

Come LeU siamo, in sintesi, l’unica forza di opposizione ad uscire penalizzata dalle Urne e non si può fingere di ignorare che questo dipenda anche dall’eccessiva esposizione mediatica e politica di quella parte della lista che fino all’ultimo momento ha condiviso i destini del PD.

Questo è un tema politico rilevante, che non ha nulla a che fare con la rottamazione, bensì con la presa d’atto che non si può far coincidere una fase nuova con lo stesso personale politico di quella precedente, con cui è invece necessaria una radicale ed esplicita rottura.

La sinistra del XXI secolo non può infatti avere nulla a che fare con quella che a partire dagli anni ‘90 del 900 ha abbracciato la linea del neoliberismo temperato e del governo della globalizzazione.

Deve anzi nascere in aperta ed esplicita contrapposizione a quella fase storica, che ha determinato un grave arretramento delle condizioni di vita dei lavoratori, sta decretando la scomparsa  del ceto medio.e la condanna ad un’esistenza di povertà per alcuni milioni di cittadini.

Come Sinistra Italiana riteniamo che esista in Italia un potenziale consenso per politiche radicalmente di sinistra, che al contempo sappiano assicurare coesione sociale e democraticità dei cambiamenti in una visione che dia speranza verso il futuro, che porti una partecipazione ben più ampia del 5% complessivamente raccolto dalle forze di sinistra, peraltro impegnate in campagna elettorale in una sterile e controproducente operazione di reciproca delegittimazione.

LeU non ha saputo rappresentare un elemento di novità e rottura, ma non per questo poteva e può essere rappresentata come un’appendice esterna del PD.

Potere al Popolo è stata un’esperienza evidentemente incapace di costruire un consenso significativo, ma non può essere ridotta ad un’inutile frammento estremista.

Ora è il tempo di riflettere, discutere, ricostruire, ma senza la pretesa di far coincidere queste azioni con uno dei raggruppamenti esistenti, nè con la loro semplice sommatoria.

Serve uno spazio ampio e libero in cui incontrarsi senza pregiudizi, per ragionare a 360 gradi di ciò che non ha funzionato, ma soprattutto delle aspettative di una società che non abbiamo compreso nelle sue profonde mutazioni strutturali e di senso.

Se vogliamo essere di sinistra con coerenza ripartiamo dai fondamentali: capiamo quali sono forme, luoghi e soggetti del conflitto moderno, nominiamo il tutto e collochiamoci dalla parte degli sfruttati.

D’altra parte il potenziale consenso ad una sinistra che sappia rivoluzionare la propria proposta e i volti di chi si candida ad interpretarla non è ridottissimo.

Tutti noi abbiamo incontrato in campagna elettorale moltissime persone che dichiaravano di avere intenzione di votare per il nostro campo, ma che non l’avrebbero fatto perché insoddisfatte dell’offerta che trovavano.

È dalle loro ragioni che dobbiamo partire, perché abbiamo bisogno del loro impegno oltre che del loro voto.

Parliamo infatti di giovani, lavoratori, precari, studenti, artigiani e piccoli commercianti, con valori di sinistra ma del tutto insoddisfatti di ciò che la sinistra in questi anni ha fatto e rappresentato.

Non possiamo permettere che si leghino in via definitiva al M5S o peggio alla Lega, solo perché noi insistiamo a riproporre protagonisti di un’altra epoca e formule morte e seppellite come il centrosinistra.

Possiamo e dobbiamo rimettere in discussione tutto, comprese le culture politiche che abbiamo ereditato dal ‘900 e che escono a brandelli dal voto del 4 marzo, ma non possiamo avere l’arroganza e la miopia di confondere la nostra sconfitta e la nostra inadeguatezza con la fine della domanda di un mondo più giusto e solidale.

Ammettiamo piuttosto che questo oggi si manifesta soprattutto nel voto al M5S e persino, in modo deformato e pericoloso, in quello alla destra.

Cosa sta chiedendo infatti con il suo voto alla Lega un operaio di 55 anni, fregato dalla Fornero, e costretto a vivere in un quartiere degradato da anni di incuria e abbandono?

Cosa sta chiedendo con il suo voto al M5S un ragazzo disoccupato del meridione, per il quale l’unica alternativa all’inedia del giorno dopo giorno è l’emigrazione?

Non sono forse domande a cui in un mondo normale dovrebbe essere la sinistra a dare una risposta all’altezza della radicalità delle questioni che esprimono?

Serve infatti una precisa radicalità, oltre che una collocazione alternativa senza infingimenti rispetto alle compatibilità richieste da un sistema insostenibile.

Dobbiamo ritrovare il coraggio di capire quali sono le cause dei problemi che rendono impossibile la vita a troppe persone e dobbiamo essere chiari nell’individuare ed esplicitare soluzioni reali, che non sono quelle più facili o più realistiche, ma quelle che risolvono fino in fondo le questioni aperte.

Tutti abbiamo diritto ad un lavoro in condizioni di libertà, ad un reddito dignitoso, ad una casa confortevole, a essere curati e assistiti nel migliore dei modi, ad un’istruzione permanente, a respirare aria pulita, bere acqua limpida, mangiare cibo sano, vivere in un ambiente sicuro.

Oggi la maggioranza degli italiani leggerebbe questa dichiarazione come il libro dei sogni, nonostante viva in uno dei paesi più ricchi del mondo.

Fino a 30 anni fa non sarebbe stato così, o almeno lo sarebbe stato in misura inferiore, nonostante fossimo un paese più povero.

Anche questa memoria apre la strada alla nostra sconfitta, perché non siamo stati sempre e tutti dalla parte di chi resisteva alla progressiva espropriazione dei tanti a favore dei pochi.

Oggi l’Italia è il paese dei privilegi per i potenti e degli schiaffi quotidiani ai più deboli.

Alle multinazionali sono offerti favori fiscali personalizzati e segreti, a chi è costretto a mendicare la cacciata dalle città.

A chi lavora sono tolti diritti e anni di vita, alle grandi imprese regalati miliardi.

Anche chi fa politica, dobbiamo ammetterlo, è sembrato troppo spesso rinchiuso in un bozzolo confortevole, mentre imponeva quotidiani sacrifici a chi fatica e lavora.

Noi di Sinistra Italiana invitiamo a costruire una sinistra che faccia della lotta per i diritti e contro  tutti i privilegi la propria bandiera.

Non crediamo che Liberi e Uguali possa contribuire a questa impresa rinchiudendosi in un processo costituente autoreferenziale, che porterebbe di fatto a cristallizzare una situazione già penalizzata dall’elettorato, ma crediamo che LeU debba mettersi  a disposizione fino in fondo di un percorso più largo e di lunga durata che punti veramente a costruire una nuova soggettività con una cultura politica e una proposta aggiornata, figlia di un’analisi condivisa della realtà, nata in un dibattito capace di coinvolgere centinaia di migliaia di cittadine e cittadini e non gli attuali militanti e iscritti dei partiti esistenti.

Riteniamo necessario sciogliere da subito nodi importanti che i tempi della politica ci mettono davanti : le elezioni amministrative saranno, per chi ci guarda con qualche interesse, il primo banco di prova. Riproporre il centrosinistra variamente motivato sarebbe un errore fatale.

L’occasione ci è offerta anche dalle prossime elezioni europee, che dovranno essere affrontate  con la  confluenza di tutte le forze che si riconoscono nella sinistra europea.

Contrariamente a ciò che spesso crediamo, non è il tempo che ci manca, ma le idee e l’organizzazione.

In sede locale è necessario concludere l’attività  dei Comitati Elettorali della lista LeU.  Gli strumenti di comunicazione intestati a LeU (Siti ecc.) andranno reimpostati fondamentalmente sulle informazioni e diffusione dei lavori dei gruppi parlamentari.

Prendiamoci quindi il tempo che ci serve, ma siamo intransigenti rispetto alla necessità di mettere in campo non una scialba lista della spesa, ma una visione all’altezza della sfida che il capitalismo ha lanciato contro l’umanità :costruiamo la sinistra del cambiamento e della giustizia sociale.

L’Assemblea Federale di Ravenna

Ravenna, 6 aprile 2018