Intervento di Edward Jan Necki al Consiglio comunale di venerdì 27 aprile

Eddy1

Intervento di Edward Jan Necki al Consiglio comunale di venerdì 27 aprile

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Eddy1

Grazie Presidente, ritengo che la delibera posta in votazione questa sera meriti un approfondimento.

Un approfondimento linguistico e metodologico che provi a spiegare qui, in questo contesto, ma anche fuori di qui, alla cittadinanza Faentina da dove nasce il profondo malessere mio e della formazione politica che io qui rappresento.

Innanzi tutto chiamiamo le cose col loro nome: semplicistico e riduttivo parlare di opposizione che vuole un nuovo Presidente del Consiglio Comunale. L’opposizione non esiste, esistono le opposizioni, formazioni politiche diverse per collocazione politica, per ideali, per approccio alla gestione della cosa pubblica ma di questo chi governa la città non pare accorgersi. Chi non è con me è contro di me sembra il mantra. In una visione personalistica della gestione i vari colori si sfumano in un generico grigiore.

Poi, sempre chiamando le cose col loro nome, la delibera di richiesta di revoca del Presidente del Consiglio Comunale non è un mero atto amministrativo ma è un atto politico.

E’ un atto politico che trova le sue origini dalla profonda consapevolezza che i cittadini che ci hanno eletto per sedere in questo consesso lo hanno fatto affinchè noi si porti qui la loro voce.

La voce dei cittadini di faenza oggi chiede sicurezza, sicurezza di un lavoro stabile, di una retribuzione adeguata, di contratti veri e non atipici, i cittadini chiedono giustizia, giustizia sociale, chiedono che chi più ha più contribuisca nel rispetto dei dettati costituzionali al bene pubblico, i cittadini chiedono anche oggi rinnovamento. Rinnovamento nelle parole, nelle azioni, nelle persone.

Cosa possiamo fare noi qui seduti per dar voce a queste esigenze? Per me oggi la risposta è drammaticamente chiara: noi oggi qui per costruire, nello scambio delle idee e delle proposte, non possiamo fare nulla.

E non lo possiamo fare perché una classe dirigente politica ha deciso così.

A fronte delle problematiche che il panorama politico ci offre, con una recrudescenza delle destre, con una visione xenofoba e autoritaria della società, con segnali inquietanti da un punto di vista sociale qual è la strada che Faenza ha deciso di intraprendere ?

Bhè….. i segnali, se così li vogliamo chiamare, sono preoccupanti, sono segnali di vecchia politica, di decisioni prese nelle segrete stanze, di accordi e accordini.

In questo consiglio abbiamo assistito ad assessori di maggioranza che si sono rifiutati di sedere nei banchi della Giunta e hanno assistito ai lavori del Consiglio Comunale seduti fra i componenti del loro Gruppo Consiliare, abbiamo assistito  a scaramucce post adolescenziali per richiedere maggiore visibilità e qualche delega in più.

Assistiamo al progressivo slittamento della discussione politica da visione programmatica e prospettica a gestione del potere.

Ecco, io vorrei che tutto questo si riportasse nelle istituzioni, vorrei che la fattispecie dell’assessore che si nega alle richieste della cittadinanza perché in contrasto con la Giunta o col Sindaco, non si ripetessero più.

Vorrei che di politica e di amministrazione della cosa pubblica si parlasse nelle apposite sedi.

Proprio per questo oggi vi chiedo con forza: quale futuro avete in mente per Faenza?

Passeremo ancora da una lottizzazione delle poltrone o si inizierà una valutazione sui contenuti e non soltanto sul contenitore?

Chiudo rimarcando come la delibera che siamo chiamati a votare e che sappiamo verrà bocciata sia per me  un forte richiamo a riportare all’interno delle istituzioni il dibattito politico sul futuro della nostra città.